Ultime dalla casetta al Marzapane

mercoledì 30 novembre 2011

Strenne di Natale, ricette di una lettrice e fase finale

Siamo ormai agli sgoccioli di questa bellissima quanto appagante avventura ed io non smetterò mai di ringraziare tutti i partecipanti per le ricette meravigliose che hanno inviato.
Un contest, una gara, ma anche un modo per preparasi alle feste e all’atmosfera calda del Natale, ecco cosa è stato per me questo mese e mezzo (quasi) di raccolta. Ho atteso, gustato, commentato, ammirato tutte le delizie che mi avete segnalato e poi ho stilato l’elenco (non temete, entro domattina anche le ultime ricette arrivate saranno inserite).
Tutte le vostre ricette sono finite on-line sul giornale Scelte di Gusto ed ora passeranno al vaglio dalla giuria composta da Andrea Piovesan (Editore di Scelte di Gusto) e Antonio Fiasconaro (Giornalista, vincitore del concorso "Penne all'Agrodole", edizione 2002). Loro sceglieranno le 18 finaliste che accederanno alla fase due: la votazione direttamente sulle pagine del giornale. Fase di voto che si chiuderà il 31 Dicembre decretando ben sei vincitori.
Fino alla mezzanotte di oggi accoglierò ricette partecipanti, domattina aggiornerò l’elenco con le ultime arrivate (tra ieri ed oggi) poi passerò il testimone a Scelte di Gusto che ringrazio per la qualità dei premi messi a nostra disposizione. Ricordo ancora a tutti voi che è fondamentale iscriversi al giornale, votare e farsi votare perché i premi ne valgono davvero la pena!

Vi lascio con il mio più grande in bocca al lupo e con queste meravigliose ricette, partecipanti alla gara, che mi arrivano dalla lettrice Sara Fusco che ringrazio!

Scarola imbottita


La scarola imbottita rappresenta un piatto tipico della cucina napoletana La tradizione vuole che sia presente su tutte le tavole nel cenone della vigilia e in tutte le feste natalizie. Per la loro preparazione è consigliato l’uso della scarola liscia, non di grandi dimensioni, quelle che nascono in autunno/ inverno perché hanno le foglie più tenere.

Ingredienti per 4 persone
4 cespi di scarola liscia
8 filetti di alici sott’olio
100 gr olive di Gaeta
50 gr pinoli
50 gr uvetta sultanina
50 gr capperi
2 cucchiai formaggio pecorino grattugiato
Olio EVO
Uno spicchio aglio

Procedimento
Lavate per bene le scarole, lasciandole intere e togliendo loro le foglie esterne. Scuotetele in modo da eliminare l’eccesso d’acqua ed apritele delicatamente sul tavolo. Disponete al centro di ognuna le olive snocciolate, due filetti di alici, una manciata di capperi, una di pinoli ed una di uvetta fatta rinvenire in precedenza in un po di acqua tiepida. Aggiungete un po di aglio tritato, una cucchiaino di pecorino ed un pizzico di sale. Richiudete le scarole e legatele con dello spago da cucina per non far fuoriuscire il ripieno. Versate l’olio in una teglia e fatevi rosolare le scarole, dolcemente, per qualche minuto. Aggiungete un bicchiere d’acqua, coprite e cuocete a fuoco moderato per una ventina di minuti. Generalmente vengono consumate come una sorta di antipasto o come una ulteriore seconda portata. Sono ottime anche fredde.

Scauratielli, antiche zeppole natalizie


Le zeppole rappresentano uno dei più antichi e poveri dolci della cucina napoletana. Questa tradizione oggi resiste solo nella penisola sorrentina, dove in molte famiglie, si preparano questi dolci specialmente nel periodo natalizio. .Gli scauratielli sono delle ciambelline fritte, preparate con un impasto composto di farina, acqua, latte e anice, e cosparse di miele e di confettini molto piccoli di tanti colori, che a Napoli chiamiamo "diavulilli" e che fanno tornare alla mente le decorazioni multicolore dell'albero di Natale. Fino agli inizi del secolo scorso, girava per le strade e i vicoli del centro storico di Napoli, la "zeppolara" venditrice di zeppole, non solo dolci ma anche nelle versioni "salate", che nelle feste natalizie vendeva queste zeppoline friggendole nello strutto al momento e le serviva ricoperte di miele.

ingredienti per circa 100 zeppoline
- 5 tazze d’acqua,
- 5 tazze di farina,
- gr 200 circa di latte,
- 1 pizzico di sale,
- un po’ d’anice,
-1 scorza di limone,
- 1 Kg. di miele
- buccia di limone,
- anice q.b.

Procedimento:
Mettere acqua, latte,anice e sale in una capiente pentola sul fuoco. Appena inizia il bollore versate in un sol colpo la farina setacciata. Mescolate con un cucchiaio di legno il composto sul fuoco, fin quando si staccherà dalle pareti della pentola. Versate quindi la pasta sul piano di lavoro leggermente unto di olio, e lavoratela energicamente fino ad ottenere una pasta liscia e omogenea. Tagliatela allora a pezzettini e arrotolatela con le mani in modo da ottenere dei bastoncini di circa 15 cm di lunghezza e dategli la forma della lettera elle. Preparatene poche alla vota così da evitare che la pasta si indurisca in superficie. Pungetele più volte con i rebbi di una forchetta. Friggetele in abbondante olio bollente e fatele asciugare su carta da pane. Immergete poi le zeppoline nel miele che avrete,in precedenza, cotto sul fuoco unendovi la buccia di limone e d'arancia. Cospargetele coi "diavulilli" .

Profumo di Natale : I Follovielli


A Napoli e in Campania è uso terminare i pranzi del periodo natalizio con le cosiddette “ sciosciole “. Le sciosciole non sono altro che un cesto o altro tipo di contenitore, ripieno di noci, nocciole, datteri, fichi secchi di tutti i tipi, castagne secche, prugne secche, che vengono consumate appunto a fine pasto, da tutta la famiglia riunita intorno al tavolo. Un tempo, non potevano mancare tra le sciosciole i profumatissimi follovielli, fagottini di foglie di agrumi (limoni) ripieni di uva passita e arancia candita. Questa squisitezza, tipica della costiera sorrentina e, con qualche piccola differenza, della riviera dei cedri, nel cosentino, è in sostanza introvabile nel resto d’Italia. Nella costiera sorrentina, sono prodotte solo da poche aziende artigiane locali, che hanno il loro mercato principalmente all’estero e in sostanza non sono più preparate in casa. Le origini dei follovielli sono antichissime, risalgono al periodo romano, dove, però erano preparati con foglie di platano, di vite o di fico.
Il termine “ folloviello “ deriva, etimologicamente, da “ follare “ cioè pigiare oppure da “ folliculus “ che significa sacchetto. La lavorazione è la stessa da circa duemila anni, se non per l’utilizzo del forno elettrico al posto di quello a legna. Ma veniamo alla preparazione:

Ingredienti:
Foglie di limone
uva passita ( possibilmente di pantelleria )
vino bianco
Scorzette di arancia candita
Steli di rafia

Procedimento:
Lavate più volte accuratamente le foglie di limone, quindi asciugatele. Portate a ebollizione due / tre bicchieri di vino bianco, e fateci bollire per alcuni minuti l’uva passita. Mettete della carta da forno su una teglia e versatevi l’uva cotta nel vino, e infornatela in forno moderato (non più di 100 ° ) per un paio di ore in modo da far asciugare l’uva passita ed eliminare l’umidità. Disponete le foglie di limone sul tavolo e intrecciatele a spina di pesce, o comunque in modo da poter poi richiuderle a mo di fagottino. Disponete al centro delle foglie un mucchietto di uva passita e uno di scorzetta d’arancia, richiudete il tutto e avvolgete i follovielli con della rafia o altra fibra vegetale. Ripassate in forno moderato per 15/20 minuti i follovielli e poi potete conservarli in un contenitore con coperchio per deliziare il vostro palato ed il vostro olfatto nel periodo natalizio!

venerdì 25 novembre 2011

Quando la cucina diventa integrazione: Ampesi and beans stew, una ricetta ghanese


Beans e Yam, due ingredienti fondamentali per realizzare questo piatto dal sapor di integrazione. Si tratta di una ricetta tipica Ghanese: ampesi and beans stew. Ricetta che viene realizzata e proposta, pur nella sua semplicità, per allettare i palati regali. Re e reggine, così si sentono gli abitanti del Ghana che possono assaporare questo accostamento. Ampesi and beans stew è stato il piatto che una ragazza Ghanese ha cucinato per una sua coetanea italiana; ne è nata una bella amicizia tra i fornelli e nell’ora del desinare.


Questo sia il titolo che l’occhiello di un articolo che ho scritto per Scelte di Gusto, che - se avrete voglia di leggere integralmente - troverete QUI assieme alla ricetta di questa preparazione.

Il mio blog, da qualche mese a questa parte, è in continua evoluzione, come chi mi segue da un po’ avrà avuto modo di constatare. È come se le idee, la voglia di rinnovamento, il desiderio di far crescere la pecorella che popola questo spazio virtuale, fossero all’interno di un vortice incessante che stravolge, rivede, taglia e cuce, costruisce. Dopo aver messo mani alla mia biblioteca culinaria, dopo aver iniziato un percorso di tecniche e ricette base, oggi riesco finalmente a dare il via ad uno degli spazi a cui forse tenevo di più nel desiderio di sviluppare e conoscere la Cucina dal Mondo!


Bridget e Tiziana sono due ragazze apparentemente diverse, due donne che vivono e popolano due porzioni di mondo lontane, due coetanee che sorridono alla diversità di colore. Accomunate dall’età, dalla voglia di raccontare e raccontarsi(…) Tiziana conosce Bridget in un momento molto particolare della vita di quest’ultima: il suo trasferimento in Italia alla ricerca di lavoro, di stabilità, di realizzazione; conosce lo sgomento di chi deve affrontare il distacco dagli affetti, dalla propria terra che ama, dalle abitudini, lo smarrimento di chi non sa esprimersi che in una lingua compresa da pochi. Bridget si sente muta e sorda e sola. Bridget piange, il colore delle lacrime è uguale, soffre nel desiderio di sentirsi accettata, speciale. Ha molti titoli di studio, ha sempre lavorato, ama cucinare.


Questo ancora un estratto del mio articolo, per raccontarvi di colei che mi ha insegnato a cucinare un piatto tipico del Ghana: Ampesi and beans stew e con questo cibo che ha il sapore di amicizia e integrazione inizio a dar vita alla nuova rubrica. Io, a Bridget, ho aperto la mia casa, le ho preparato il pane con il LM e offerto un antipasto al volo tutto italiano, l'insalata e poco altro. Ma la nostra tavola si è rivelata allegra e ricca, un'esperienza da portare nel cuore.

Buon fine settimana a tutti voi, qualunque sia il colore della vostra pelle :)
Tiziana

giovedì 24 novembre 2011

Cucina pulita, tigre sopita!


In casa sono stata, da tempo ormai, ribattezzata la tigre o… per dirla come Rosy (mia mother) tiger woman! Sono certissima che vi starete chiedendo il perché!? Bene, nulla mi vieta di raccontare: sono una perfezionista, una che ci tiene, che si attacca alle parole, permalosetta e un po’ (!) orgogliosa, ma solo quando la mosca tzetze mi mozzica; per il resto del tempo mi reputo una pecorella docile e buona – da qui anche il nome del blog, per quel mio essere un po’ sole un po’ tempesta. Ora, questa mosca tzetze colpisce quando meno me lo aspetto, incontenibile parte la furia, la tigre sopita salta fuori e fa stragi di familiari: urlo, sbraito, insomma… ho quello che si definirebbe, per praticità, un bel caratterino.


Immaginerete dunque cosa accade quando il caro mio, adorato, buongustaio mi propone di cucinare!? La pecorella che è in me esulata, invoglia, spinge il tesoro suo a dare vita all’estro creativo ai fornelli. L’ultima volta ne è nata una lasagna funghi e zucchine con i fiocchi (presto su questi teleschermi), ma alla fine la cucina sembrava un campo di battaglia. Sembrava che l’uragano Katrina si fosse abbattuto sui fornelli portando con sé quella mosca… la tigre sopita è balzata fuori in un istante e armata di artigli fatti sgrassatore ha deciso di ripulire, per evitare di azzannare e con ferocia.
Per questa volta il buongustaio è stato salvato dall’intervento di Emulsio il salvambiente, con pochi spruzzi di sgrassatore i fornelli sono tornati a risplendere, il sereno è comparso sulla casetta al marzapane spazzando via nuvole di temporale e la tigre si è svestita, PdM è ritornata pulita e gaia!



Un saluto e il mio ringraziamento vanno alla persona con cui ho intrattenuto una piacevole conversazione che poi è sfociata in collaborazione. Mi è stato proposto di provare Emulsio il salvambiente e il risultato non mi ha deluso ne in termini di qualità del prodotto, ne in termini di mission: una scelta davvero intelligente per rispettare la nostra amata Terra, meno plastica, meno inquinamento, meno sprechi, uguale (se non migliore) forza pulente! Tiger woman vi consiglia tutta la linea, e questa filosofia di consumo votata al rispetto della natura, al biologico, al risparmio in termini di risorse e di materie prime… perché non dare, nel nostro piccolo, una mano o nel mio caso (tigre o pecorella che sia) una zampa?

Non lo dico per principio, ma come pura è semplice verità: io uso da tempo i detersivi alla spina (così come raccontai alla persona che mi ha contattato proponendomi la collaborazione, che ho accettato proprio per lo spirito della mission) perché detesto l’idea di “buttare” la plastica (conoscendo bene l’impatto ambientale che essa ha!) e le ricariche Emulsio il salvambiente sono una validissima alternativa alla mia scelta, ecco perché ci tenevo a parlarvene in un post dedicato (cosa che non faccio quasi mai per le mie collaborazioni!).

martedì 22 novembre 2011

Casa Barilla, dove c’è Barilla c’è… pecorella


Siamo al secondo anno di questa manifestazione tutta firmata Barilla, dalla testa alla salsa! Il primo anno? Promossa, ero presente e facente parte dei gustanti in giuria. Ricordo ancora l’entusiasmo della mia adorata Meg (io attendo sempre che tu riprenda con un filo d'olio e un pizzico di te!), quando con veemenza mi comunica di questa iniziativa: ci andiamo? La risposta fu subito affermativa e scalpitando per poter impugnare pignatte e mestoli, mi ritrovai seduta in giuria a mangia manicaretti altrui. Fu divertente, lo ammetto, ma mancava qualcosa: volevo provare! Provare anche io, come un bimbo che davanti alle prime pappe vuole provare… con bocca, manine, faccia, pancia, tutto. Buttarsi e provare l’esperienza, crescere, divertirsi, sorridere (che fa bene alla vita). Così domenica scorsa, armata di me stessa e di colui che accompagna i passi miei in danza (il buongustaio di questa casetta) ho affrontato il secondo anno, no, la mia Meg adorata non è venuta questa volta.



Poco più di un mesetto fa, quando appresi del ritorno di Casa Barilla a Palermo la reazione fu immediata e tempestiva: mi sono iscritta alla gara di cucina e pochi giorni dopo una bella gratificazione. Non solo avrei cucinato, ma lo avrei fatto con altre tre “colleghe” blogger in una gara riservata a questo bel mondo (talvolta patinato, talvolta avvelenato!), la foodblogger cup.



E’ stato bello scoprire che tra tutti i blog curati da palermitani, il mio è entrato nella rosa dei 4! È stato bello, mi sarebbe bastato questo per esultare (essì, sono una ragazza semplice, così come chi ha avuto modo di conoscermi può confermare), ma a tale giubilo aggiungo il resto: è stata una bella giornata, ricca, nuova, ho imparato e forse anche conosciuto.
Ho imparato che non sempre le cose complicate sono le migliori, il premio è andato a colei che con la sua dolce semplicità ha conquistato la giuria!
Ho conosciuto la vincitrice della gara, Fabiola, cosa per troppo tempo rimandata e che mi ha fatto gioire: dietro il monitor ci sono spesso persone genuine che vale la pena di conoscere. Ci siamo salutate, come due vecchie conoscenze.

Sono arrivata terza, o meglio ultima (!) e son contenta, anche se l’ultimo posto avrebbe potuto calzarmi stretto, sono contenta perché ho compreso quanto anticipato: talvolta complicarsi la vita non serve e imbattermi in quella preparazione, del tutto improvvisata, mi ha portato a sbagliare.
Ora, non tutti saranno convinti di questa mia verità, però io la spadello lì: sbagliare aiuta a migliorare!



Felicissima dunque per Fabiola, che stringo forte in un abbraccio di incoraggiamento: la finale a Roma è tua e io ti faccio un grande in bocca al lupo. Lieta anche di aver conosciuto Elena, anche lei partecipante alla gara insieme a noi. Nel suo resoconto della giornata ritrovo e condivido almeno un paio di sentimenti poco piacevoli: la coda interminabile per entrare (il pagamento del biglietto ci sta tutto, ma a seguito di invito ricevuto mi sarei aspettata quantomeno di entrare dalla porticina riservata agli invitati!) e il caldo infernale che mi ha agitata ancor prima di cominciare (preparando troppo poco sugo per la quantità di pasta che mi hanno fatto “buttare” per servire i giurati; ne è avanzata!) ma tant’è.
La quarta blogger, non ricordo chi sia, non si è soffermata ne a presentarsi, ne a salutarci, sembravamo invisibili per lei (!)... e da qui nasce una considerazione personale che voglio condividere con voi: non è importante piacere a chi sta in cima, ma è importante rispettare chi sta alla base (anche quello che noi reputiamo troppo in basso o “l’ultimo chiodo dell’ultima ruota della carrozza”)… perché la base sorregge, crea le fondamenta, mentre la cima traballa al vento del nuovo che avanza.

Per il resto ho letto commenti sparsi su chi ritiene che i mezzi messi a nostra disposizione fossero scarsi: forse è vero, anzi lo è (!), non abbiamo avuto coltelli affilati ne cucchiai adeguati… però, ridimensionandosi un po’, alla fine si è trattato di una gara fatta da persone normali (non certo chef qualificati o di grido!), indetta da un marchio popolare, che desiderava farsi (non farci) pubblicità, organizzata per la gente comune, dove la parola semplicità l’ha fatta da padrone ed a me, in fin dei conti, è piaciuto così!

giovedì 17 novembre 2011

A scuola di pasticceria: Pan di Spagna, ricetta base


Oggi prepariamo il pan di spagna senza l’aggiunta di lievito, naturale, perfetto, soffice tanto da divenire la base per moltissime altre preparazioni. Ecco alcuni esempi: Torta Mimosa, Torta Setteveli, Torta alla Frutta, Torta tiramisù, Cake pops, bon bon assortiti, etc...
Per fare un buon pandispagna senza lievito sarà fondamentale montare bene le uova. Per prima cosa bisogna fare attenzione ad utilizzare uova a temperatura ambiente, mai fredde da frigorifero, non sarà necessario separare tuorli da albumi, con l’aggiunta di un pizzico di sale faciliteremo il montaggio a spuma delle uova intere.


Per ogni uovo usato, mediamente utilizzeremo 30 g di zucchero e 30 g di polveri (dove con questa voce intendiamo riferirci a farina, fecola, frumina, amido di mais ed eventualmente cacao in polvere!).
Ricordare questa semplice proporzione vi permetterà di preparare il vostro pandispagna ovunque, senza leggere ricetta, e della grandezza desiderato. Un pandispagna medio, tortiera da 24 cm, verrà preparato con 3 uova. E così via, per una tortiera da 26 cm, le uova saranno 4.
Ricordatevi sempre che, mentre un gourmet può improvvisare, un pasticcere no! Le ricette per preparare dolci perfetti devono essere dosate e bilanciate, per cui armatevi di una buona bilancia pesa alimenti e limitate per quanto possibile le improvvisazioni. La tecnica è fondamentale per la buona riuscita di tutte le basi da cui poi partire per realizzare meraviglie dolci.Come spiega Luca Montersino, sul suo Peccati di Gola, tutta la pasticceria ruota su otto basi fondamentali, imparate queste allora potremo preparare davvero di tutto e il panispagna è un fondamentale della pasticceria.
Nel caso di una torta lievitata, come il pandispagna, dove NON si procede all’aggiunta di lievito chimico, sarà fondamentale far ben inglobare aria al composto, ecco perché la tecnica qui la fa da padrone.

Gli unici ingredienti del pandispagna sono uova, zucchero e farina. Se la ricetta prevede l’aggiunta di burro, l’impasto sarà allora quello della torta margherita. La farina può essere miscelata sia con fecola o amido, sia con il cacao amaro (per ottenere il pandispagna nero o al cioccolato), ma la somma dei pesi deve rimanere sempre uguale.
Ovvero se prevediamo di usare 3 uova, aggiungeremo 90 g di zucchero semolato e 90 g di polveri così ripartite:
Per un pandispagna soffice: 90 g di Farina 00 oppure (TOT 90 g)
Per un pandispagna friabile: 60 g di Farina 00 + 30 g di Fecola/amido oppure (TOT 90 g)
Per un pandisagna nero: 70 g di Farina 00 + 10 g di Fecola/amido + 10 g di Cacao amaro in polvere (TOT 90 g)

Una nota importante è la seguentente, il pandispagna può (anzi, sarà meglio farlo) essere preparato il giorno prima rispetto al montaggio della torta, o alla farcitura dello stesso. È bene che il pandispagna perda la sua naturale umidità, prima di essere tagliato, così da risultare più elastico e lavorabile. Ecco perché può essere preparato con uno o anche due giorni di anticipo rispetto a quando necessita il suo utilizzo.

Perché talvolta il nostro pandispagna collassa al centro? Inglobando aria nell’impasto (o con l’aggiunta di lievito chimico che tende a sprigionare gas in cottura) questa tenderà, con il calore del forno, ad andare verso l’alto e a disperdersi, lasciando all’interno del dolce delle “bolle” che aumentano il volume del dolce stesso. Se si apre il forno a cottura non ultimata, queste “bolle” non ancora intrappolate nella struttura del pandispagna, tenderanno ad andarsene e si comprometterà irrimediabilmente la consistenza della nostra torta. È per ciò fondamentale non aprire mai il forno in cottura, o se la cottura non è ultimata.

Fondamentale risulta sia accendere il forno prima, in modo da averlo ben caldo al momento in cui il pandispagna è pronto ad essere infornato (farlo riposare in tortiera, in attesa che il forno riscaldi, potrebbe portare l’aria inglobata a lasciare il dolce, compromettendo la lievitazione) sia una tortiera ben imburrata e infarinata per scongiurare l’eventualità che a cottura ultimata il dolce non si sforni bene dalla teglia.

Ultima nota va all’uso di “profumi”, il pandispagna non disdegna l’uso ne della scorza di limone ne di una bacca di vaniglia per essere profumato. Sceglieremo la fragranza a seconda della destinazione di questa nostra preparazione di base.

Ricapitolando, per il mio pandispagna nero ho usato:
3 Uova rigorosamente a temperatura ambiente + 1 pizzico di Sale
90 g di Zucchero semolato
70 g di Farina 00 + 10 g di Frumina (amido di frumento) + 10 g di Cacao amaro in polvere (TOT 90 g di polveri)

Preriscaldate il forno, posizione statica, a 170°C. Ungete, io con olio evo viceversa con burro fuso, una tortiera da 24 cm e infarinatela molto bene. In una ciotola capiente, aprite le uova e aggiungete un pizzico di sale. Iniziate a montare con una frusta elettrica, o con l'ausilio di una planetaria



Appena le uova risulteranno spumose, un minuto circa di frusta basterà, aggiungete lo zucchero semolato e continuarte a montare (posizione intermedia della vostra frusta: l’operazione deve essere rapida ma non violenta!)


Continuate a lavorare l’impasto con la frusta per almeno 10/15 minuti. Quando il vostro impasto risulterà ben spumoso, chiaro, sarà pronto; l’impasto deve “scivere” ovvero deve essere talmente cremoso da lasciare il segno come della scrittura su foglio



Unite adesso le polveri miscelate e setacciate (farina e fecola o amido) e amalgamate il composto di uova alle farine con l’ausilio di una spatola (non più con la frusta!). Il movimento deve essere dal basso verso l’alto, deve essere energico ma non violento. Non mescolate in modo diverso, seguite il movimento da basso verso l’alto, l’unico che impedisce all’aria inglobata di lasciare l’impasto


Se desiderate un pandispagna nero, in ultimo aggiungete il cacao amaro il polvere setacciato e continuate a mescolare con la spatola con movimento dal basso verso l’alto



Versate il vostro impasto nella tortiera precedentemente unta e infarinata e ponete il dolce in forno ormai ben caldo per 30 minuti (il tempo di cottura dipende dal vostro forno, per cui controllate di tanto in tanto il vostro dolce). A cottura ultimata spegnete il forno e aprite lo sportello, solo uno spiraglio, ma lasciate ancora il dolce dentro il vano forno per qualche minuto; quindi recuperate la tortiera e lasciate raffreddare bene il pandispagna prima di sfornarlo: se fatto riposare 24 ore, la procedura di tagli e farcitura sarà per voi molto più agevole


Un pizzico di :
Molto spesso, passeggiando per le vie dei blog, resto incantata davanti preparazioni complicate, perfette, che stimolano la creatività, la voglia di fare e di imparare, di mettersi alla prova. Altrettanto spesso però mi chiedo come, chi sta al di fuori di questo mondo - che è fatto di crescita, scoperta continua - riesca a raffrontarsi con le complicate tecniche che stanno alla base di una particolare preparazione. A me sembra di crescere giorno per gorno, provando, sbagliando, e mi fa sorridere ricevere complimenti di persone che definiscono noi foodblogger un passo avanti (!). Mi fa sorridere perché se mi proieto a ieri, mi rivedo goffa nel tentativo di montare un pandispagna senza lievito. Questa mia nuova rubrica, A scuola di pasticceria, vuole riavvicinare il mondo talvolta patinato dei blogger, alla massaia tipo che si appresta le prime volte ad una sperimentazione che la porterà in seguito ad esultare delle sue conquiste.
Chi l’ha detto che fare un buon pandispagna è semplice? Non lo è affatto, ma saperlo fare bene permette poi di accedere a tutta una serie di preparaziponi dove questo – il pandispagna – diviene solo la base. Mi piacerebbe, oltre a mostrare qui su PdM i miei successi (più o meno recenti in cucina) avvicinarmi a chi ha voglia di scoprire: imparare per insegnare e spero tanto che il mio lavoro risulti utile a tutti quei visitatori silenti che ogni giorno passano a trovarmi, a loro (in particolare) è dedicata questa nuova rubrica!

lunedì 14 novembre 2011

Una domenica speciale


Esistono diversi tipi di comunicazione - non sono certo esperta in tale conversazione tanto da ritenermi sciolta nell’elencarli doviziosamente tutti, ma alcuni mi arrivano più di altri e sono quelli a cui la mia attenzione presta ascolto – verbale e non verbale.
Un interlocutore parla, gesticola e non sempre la comunicazione verbale (ciò che dice) è in armonia con la comunicazione non verbale (ciò che fa), questa premessa mi serve a raccontarvi la sensazione: EssenZa è una persona che mi arriva in entrambi i termini ed in modo coerente! Espressione sincera, parole vere, niente fronzoli… quelli non servono mai e spesso nascondono. Il suo modo di comunicare (sia verbale che non verbale, quello che per me è il più vero perché meno comandato da impostazione) è caloroso come la sua casa. La sua famiglia serena, le bimbe adorabili, il marito dotato di una dose abbondante di ironia (simpaticissimo e non è scontato). Insomma sono persone così belle che è stata davvero una domenica speciale, per la quale li ringraziamo dell’invito!

Io (PdM) e il buongustaio (MdM) siamo stati bene, abbiamo mangiato bene (cibi veri – cucinati da EssenZa e consorte – e cibi dolci ed invisibili – serviti dalle principessine di casa) e grazie a loro sto vincendo quella naturale ritrosia verso le conoscenze virtuali che una pseudo conoscenza virtuale mi ha regalato in passato.

Un blog, non mi stancherò mai di ripeterlo, è un luogo del tutto personale. Un diario, un block notes di appunti anche estemporanei. La voglia di scoprire parte di se, quella parte che non necessariamente, o non sempre, vogliamo raccontare a parole. Una parte che talvolta non vogliamo anticipare, e non perché ci spaventiamo di chissà che, solo per quella voglia di mostrarci sempre nuove. Un blog, ancora, è un angolo di mondo che prescinde dalle regole del mondo vero… per me è questo! Questa la mia verità, piaccia o meno, questa la mia volontà – condivisa da chi comprende, additata con parole assurde da chi soffre di manie strane.

Il blog, una vetrina (anche se a me personalmente piace definirlo più romanticamente una finestra sul mondo) dove un pizzico di noi viene esibito e talvolta raccolto. Io ho esibito pecorelle e raccolto quell’EssenZa di CanneLla, lei ha offerto agli abitanti di questa casetta al marzapane un invito per un pranzo messicano che non dimenticheremo: grazie di cuore!

Per i dettagli delle ricette e per foto più appropriate vi rimando alla padrona di casa, al momento vi anticipo ciò che abbiamo gustato…






…e ciò che ho preparato per l’occasione: la setteveli (Ecco la ricetta)

venerdì 11 novembre 2011

Il limoncello di Gusteau


Questo limoncello è stato preparato dal mio amato buongustaio che vestendo i panni di Gusteau ha deciso di omaggiare la sua ricetta a tutti i miei lettori, ed allo stesso tempo mi ha chiesto di partecipare al il mio contest “Strenne di Natale: tu cucini, Scelte di Gusto premia”. Un palato raffinato, che viene coccolato quotidianamente da questa PdM, ma che talvolta indossa in prima persona i panni dello chef, bravissimo Gusteau e con un sorso di limoncello offerto a tutti voi, ci racconta la ricetta.

Il limoncello di Gusteau, liquore da dessert – digestivo
Tempi di preparazione: 15 giorni + 1 giorno
Tempi di maturazione: 1 mese
Necessario: 5 dl di alcool a 95°, il succo di 1 limone e 6 scorze, 16 foglie verdi di limone, 400 g di zucchero


Procuratevi dei limoni non trattati, meglio se appena colti, e lavateli, quindi lavate accuratamente anche le foglie e asciugatele. Ponete le scorze e le foglie di limone a macerare nell’alcool per 15 giorni in un vaso ermeticamente chiuso tenuto in ambiente buio; agitare di tanto in tanto. Trascorso il tempo indicato, unire 5 dl d’acqua mescolata al succo di limone e allo zucchero e lasciate riposare il tutto per 1 giorno. Filtrate accuratamente e imbottigliate. Gustate dopo un mese.


Questo apprezzatissimo e raffinato liquore è ottimo bevuto a temperatura ambiente, ma è ancora migliore se servito freddo. Potete tenere in congelatore la vostra bottiglia di limoncello, per averlo sempre ben ghiacciato e pronto ad ogni momento in cui gradirete berlo e/o servirlo agli ospiti. Perfetto, per il suo valore digestivo, come “ammazzacaffè” da bere cioè a fine pasto, specie se il pasto è abbondante come nei giorni di festa, ed a chiusura di ogni degustazione, perfino del caffè.

...questa ricetta ha partecipato ad un contest per saperne di più clicca QUI

martedì 8 novembre 2011

Pizza funghi e patate

Nella borsa della spesa:
500 g di Farina 00 (+ quella necessaria per la spianatoia)
7 g di Lievito secco
7 g di Zucchero di canna
350 ml di Acqua tiepida
½ cucchiaio di sale
2 cucchiai di Olio evo

Per condire:
500 g di Patate, già pelate e sbollentate
200 g di Funghi champignon affettati
Filetti d’acciuga sott’olio q.b.
Parmigiano grattugiato o a scaglie (due cucchiai circa)
Olio evo

Nota:
Ho utilizzato una farina appositamente studiata, nella forza e nella molitura, per la preparazione di pizze e prodotti da forno: Molino Rosignoli “Pizza”, e devo dire che il risultato è stato perfetto; un prodotto morbido, gustoso e una lievitazione facilmente avvenuta. Nulla vieta però a chi ama il gusto rustico della pizza fatta in casa di miscelare farine diverse, come nel caso di questa mia pizza con cornicione ripieno.

Vi racconto il “come fare”:
Sulla spianatoia setacciate la farina a fontana e aggiungete il sale, quindi miscelate bene. In una tazza capiente riscaldate l’acqua e versatevi dentro il lievito di birra secco e lo zucchero di canna, amalgamate – girando con un cucchiaio - e lasciate riposare per 10 minuti circa. Praticate al centro della fontana di farina, un buco (una sorta di cratere) qui versate lentamente il contenuto della tazza e i due cucchiai di olio evo. Iniziate a lavorare l’impasto fino a completo assorbimento dei liquidi; aiutandovi, se serve, con altra farina distribuita sulla spianatoia. Lavorate bene e lungo, con i palmi delle mani e con i polsi, fin quando la pasta risulterà elastica e asciutta, quindi formate una palla, praticando sulla superficie di questa un taglio a croce, che lascerete riposare coperta da un canovaccio o dentro una ciotola coperta da pellicola trasparente. Lasciate lievitare per circa tre ore in luogo riparato da correnti d’aria fredda. Durante la lievitazione l’impasto deve almeno raddoppiare di volume.
Ungete una teglia, con olio evo, stendete una porzione di impasto adeguata per la grandezza della teglia a vostra disposizione (con 500 g di farina otterrete circa due teglie da 30 cm di lunghezza), e aiutandovi con le mani a loro volta unte, coprite con l’impasto steso (alto non più di un centimetro) tutta la superficie della placca. Condite la pizza con i pezzettini di acciuga (chi gradisce potrà aggiungere anche delle rondelline di cipolla) cospargete con il parmigiano a scaglie o grattugiato, e distribuite su tutta la pizza sia le patate a rondelle (precedentemente sbollentate anche se, da crude, si cuociono bene ugualmente sulla pizza ma le fette dovranno essere meno spesse!) che i pezzetti di funghi a fettine, alternandoli. Irrorate il condimento con un filo d’olio evo e infornate la pizza in forno caldissimo (almeno 200°C) per circa 25-30 minuti.

Un pizzico di :
Questa è una variante di una delle pizze che il mio buongustaio adora di più: la pizza con le patate, quella in cui la cipolla non è affatto un optional e le acciughe sono un coro festante e salato di sapori. Quella in cui il parmigiano messo sotto le patate forma una base filante e gustosa e su tutto il pepe verde rilascia scie di colore. Quella, ancora, che non mi sono mai decisa a fotografare e raccontare in ricetta e quando questa variante ha popolato la nostra tavola il buongustaio mi ha esortata quantomeno a fotografarla, per poterla annoverare qui su PdM. Non sono soddisfatta della riuscita fotografica, pochi gli scatti e ancor meno quelli appena decenti da potervi mostrare, però per questa volta ho voluto accontentare il buongustaio, nel proporvi questa pizza funghi e patate che a lui è piaciuta molto, e la prossima…(?) spero di raccontarvi un po’ meglio la versione originale che a tutti, parenti e amici di PdM, piace assai :-)

venerdì 4 novembre 2011

Torta di mele al sapor di nocciole per l’ora del tea – ricetta per il Bimby


Nella borsa della spesa:
5 Mele golden mature (circa 600 g)
200 g di Zucchero di canna
50 g di Nocciole
3 Uova
1 vasetto di Yogurt (per me al limone)
70 g di Burro
200 g di Farina 00 (per me di kamut)
½ bustina di Lievito per dolci
1 pizzico di Sale
1 Limone biologico, scorza e succo

Per decorare:
granella di zucchero
zucchero a velo

Nota:
Per questa torta al sapor di nocciole ottimo è l’accostamento con un infuso speziato, che richiami il gusto del limone e regali un tocco in più: Twinings Infusions Limone & Zenzero. Infuso caldo, servito su una simpatica tazza della linea soizick.
La mia ricetta è stata realizzata con l’ausilio del bimby per cui i tempi e il procedimento sono indicati e regolati su questo elettrodomestico. Nulla toglie però, con le normali modalità di impasto di una torta, di riprodurre la ricetta anche utilizzando una normale frusta elettrica.


Vi racconto il “come fare”:
Preparate gli ingredienti tirando fuori dal frigorifero il burro, le uova e lo yogurt, in modo da farli “scaldare” a temperatura ambiente. Intanto iniziate a lavorare le mele: sbucciatele e affettatele finemente, ponendo le fettine in una terrina quindi bagnatele con il succo di limone in modo da evitare l’inscurimento (ossidazione) della frutta e preriscaldate il forno, statico, a 180°.
Versate nel boccale del bimby lo zucchero, la scorza di limone (facendo bene attenzione a tagliare solo la parte gialla - e non la bianca, albedine, che risulta invece amara) e le nocciole, chiudete con il coperchio e tritate: 10 sec. vel. 7;
aprire il coperchio e versare nel boccale le uova, lo yogurt, il burro, la farina, il pizzico di sale e il lievito, chiudete nuovamente il coperchio e impastate: 30 sec. vel. 5.
Imburrate e infarinate una tortiera a cerchio apribile da 26 cm (circa) di diametro. Versate in tortiera metà dell’impasto e iniziate a distribuire sopra metà delle fettine di mele, quindi ricoprite con la restante parte di impasto e praticate sopra un nuovo giro di fettine di mele disposte in modo ordinato a coprire tutta la superficie della tortiera.
Infornate in forno già caldo per 40 minuti circa. Prima di servire e se gradite potete spolverizzare la torta con lo zucchero a velo.


Un pizzico di :
Otto mesi orsono nasceva questa bella, quanto rilassante, avventura del tea a merenda con una prima ricetta, la torta di ricotta associata al più classico dei tea. E tornano i pomeriggi in cui l’arietta fresca fa ben volentieri pensare a tea, tisane, infusi, e per completare l’opera e concedersi una golosa merenda nulla di più stuzzicante di una torta. In pochi mesi si è stravolto il mio approccio al cibo, il kamut è diventato il mio miglior amico e adesso lo padroneggio molto meglio e lo uso – tra dolci e salati – in modo assolutamente equivalente alle farine più canoniche. Anche questa torta di mele, che mi è piaciuta all’inverosimile, sa di zucchero di canna e di farina “mia”. È stato un vero successo, è volata via come avesse le ali e mi sento molto vicina a poterla dichiarare, questa torta di mele, quella da rifare in momenti in cui coccolare i miei cari e coccolarmi un po’.

Ve la consiglio, sorseggiando il mio tea e augurandovi un buon fine settimana.


...questa ricetta ha partecipato ad un contest per saperne di più clicca QUI

mercoledì 2 novembre 2011

Spaghetti fish and fruit


Nella borsa della spesa:
300 g di Spaghetti (i miei sono integrali di Kamut)
120 g di Sgombro sott’olio (peso già sgocciolato)
8 Olive nere
1 cucchiaio di Capperi sotto sale - dissalati
1 spicchio d’Aglio
4 Prugne
1 cucchiaio di salsa di Soia
1 cucchiaio di Vino rosè
Olio evo, Sale q.b.

Nota:
Un piatto apparentemente estivo che può essere rivisitato anche nel periodo “freddo” con prugne denocciolate in scatola, quelle "al naturale" ovvero a basso contenuto di zuccheri.

Gli strumenti del mestiere:
Piatto ovale, ceramiche Colì

Vi racconto il “come fare”:
Mettete sul fuoco una capiente pentola piena d’acqua, copritela con apposito coperchio e attendete che arrivi a bollore. Intanto iniziate a preparare il condimento. Mondate lo spicchio d'aglio e tagliatelo a metà, mettete sul fuoco una padella, aggiungete un filo d'olio e l'aglio e lasciate insaporire l'olio. Appena lo spicchio d'aglio risulterà dorato, allontanatelo e versate in padella le olive sminuzzate, dopo qualche istante aggiungete lo sgombro e lasciate soffriggere un minuto. Aggiungete in padella un giro di salsa di soia, circa un cucchiaio, aggiungete i capperi dissalati e lasciate cuocere, girando di tanto in tanto, un paio di minuti. sfumate il condimento con il vino e aggiungete per ultimo le prugne mondate e sminuzzate. Al bollore, buttate gli spaghetti e seguite le indicazioni per i tempi di cottura della vostra pasta.
Scolate la pasta ben al dente, versatela in padella sul condimento e mantecate, saltandola insieme al resto. Servite e mangiate il piatto subito, ben caldo.



Un pizzico di :
Quando vi raccontai della nostra spesa al supermercato, notai diversi consensi, sorrisi, perché il modo ludico che abbiamo io e il buongustaio di rapportarci alle compere inerenti cibarie evidentemente è condiviso da tanti di voi… eppure quella volta non fui prodiga di particolari per quanto invece attiene la spesa al mercato. Lì i ruoli sembrano invertirsi, il buongustaio aguzza la vista, tira su il mento e stagliandosi in quel metro e novantotto di imponente partenopeicità, si fa largo tra la calca e mi perde qua e là.
Sì, lo devo ammettere, mi perdo perché inebriata dai profumi, attratta dai colori, esaltata dalle verdure fresche, dai formaggi stesi all’ombra dei tendoni, sedotta da tutto ciò che viene esposto – bello o brutto che sia – io mi perdo e Lui talvolta sbraita. Comprendo la sua preoccupazione, in mezzo alla folla dovrei stare accorta un po’ di più, ma che ci posso fare se davanti alla merce del mercato io mi sento come Alice nel paese delle meraviglie?
Ed allora faccio ammenda e lo ammetto, dal mercato al supermercato siamo una scena e le nostre buste della spesa non mancano di raccontare la fatica, per quanto cariche si trovano alla fine. Quella volta, quella di questa pasta, al mercato fui capace di comprare 4 e dico quattro chili di olive, tra bianche e nere… alcune delle quali ancora da smaltire. Eravamo in giro per far spesa e per goderci la città vuota, ad agosto. Vere e proprie vacanze quest’anno non ne abbiamo fatte, ma Palermo e il suo mare assicurano comunque – a chi ha voglia di viversi la città in libertà – qualche svago. Così, nel tentativo di presentarvi un piatto legato alla pausa estiva, mi vien da pensare a questo… le mie vacanze cittadine e i miei giri per i mercati!

...questa ricetta ha partecipato ad un contest per saperne di più clicca QUI

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