Ultime dalla casetta al Marzapane

mercoledì 28 settembre 2011

Un dolce dal Sudtirol: prepariamo lo strudel


Tra le tante abitudini domestiche che si instaurano in una coppia di novelli sposi, perché dopo due anni appena festeggiati ci sentiamo ancora tali, c’è il fatidico momento della spesa al supermercato: questo fantastico mondo che prima era sconosciuto. Appare, allo sposo, un mondo patinato, accattivante, un luogo paragonabile al paese dei balocchi dove il carrello non è altro che un vagoncino di trenino da riempire di leccornie.
Si allontana lo sposo, perdendosi nei labirinti dei diversi reparti, smarrito cerca qui e lì ed alla fine torna all’approdo - ovvero la sposa, che intanto sta decidendo se cambiare il detersivo della lavastoviglie, tabs o liquido per non opacizzare i bicchieri? – con le braccia colme di oggetti vari (manco li regalassero!) che possono spaziare dal dolce al salato… al gasato!
La sposa ignara, le prime volte lo chiede con un po’ di timore, pensando che a Lui non piaccia molto l’idea: “Amoreeeee, mi accompagni a far la spesa? Che portare le casse d’acqua in casa da sola mi fa stancare”.
Lui serafico risponde, mentre dentro di sé medita sul cosa portarsi a casa… sghignazza, esulta e dice: “ma certo, cara!”
Poi è la fine, e la sposa tenta di cambiare trend…!

Lei: “Amoreeeee (al telefono) oggi torno più tardi perché devo passare a far la spesa”
Lui: “No, ma dai, vieni prima a prendermi che ti accompagno”
Lei: “ma non ti scomodare amore mio, devo prendere giusto due cosucce”
Lui: “manca l’acqua!!”

E così la frega, dato che le casse d’acqua sono state ormai ritenute pesanti.
Si arriva alla cassa con mille cose (in)utili, lo scontrino sembra la trascrizione della Divina Commedia, i sacchi non bastano mai, carichi come muli (entrambi) ci si avvia alla macchina che viene riempita in ogni anfratto e nell’ordine ci si ritrova con: frutta, verdura, yogurt, farine, burro, latte, uova e carni (da parte di lei); merendine, biscotti, succhi di frutta, bibite gasate, vino, grissini, stuzzichini, cioccolata e cioccolatini, strudel (da parte di lui)… e poi in coro: "O caspita! Ci siamo dimenticati di comprare l’acqua!" e Lui "vorrà dire che ci torniamo tra qualche giorno!" mentre la vocina che alberga nella di Lei testa vorrebbe gridare aiuto...


E dato che a Lui lo strudel piace tanto, questa volta ho deciso di farlo io. Dolce tipico dell’Austria, conosciuto e preparato nelle terre che un tempo erano sotto la dominazione austro-ungarica, lo strudel è un dolce ripieno (il cui ripieno può essere dolce o salato) che, nella versione più conosciuta, ha sapore di mele, pinoli, uvetta e cannella... una vera delizia!
Per altre chicche inerenti questo dolce tradizionale, vi rimando al mio articolo su Scelte di Gusto (QUI).

Nella borsa della spesa:
250 g di Farina per dolci e sfoglie Molino Rosignoli
1 Uovo
1 pizzico di Sale
2 cucchiai di Olio di semi (serve per elasticizzare l’impasto)
100 g (circa) di Acqua calda

Per il ripieno: 6 Mele gialle (ideali le renette, ottime le pink lady) – circa 1.2 kg
50 g di Pinoli
50 g di Uva sultanina
3 cucchiai di Rum
150 g di Zucchero semolato
80 g di Pangrattato
50 g di Burro
1 Limone, il succo
2 cucchiaini di Cannella

Gli strumenti del mestiere:
Padella Illa pearl
Piattino dolce, Soizick


Vi racconto il “come fare”:
Su una spianatoia, o un piano (ad esempio in marmo) di lavoro ben pulito, disponete la farina setacciata a fontana. Praticate un buco al centro del cumulo di farina, aggiungete il pizzico di sale e rompetevi dentro l’uovo. Con i rebbi di una forchetta iniziate a sbattere l’uovo, lentamente, incorporando la farina poco alla volta e versando nell’impasto, a filo, l’olio di semi. Amalgamate questi primi ingredienti, sempre utilizzando la forchetta e solo quando l’impasto sarà meno umido iniziate a lavorarlo, energicamente, con le mani e con i polsi. Incorporate, poco per volta l’acqua tiepida, dipenderà dalla grandezza dell’uovo la necessità di utilizzare tutta o meno l’acqua. L’impasto dovrà risultare asciutto e compatto.


Lavoratelo a lungo, sbattendolo e rivoltandolo continuamente, fino a sentirlo morbido ed elastico, date ora all’impasto la forma di una palla e ungetela ancora con un filo d’olio di semi; quindi disponete la pasta dentro una bacinella e coprite con un canovaccio. Lasciate riposare in ambiente caldo, lontano da possibili spifferi, per almeno mezz’ora. Intanto potete preparare il ripieno.


Trasferite l’uva sultanina in un bicchiere capiente e copritela con il rum, lasciando rinvenire l’uvetta per almeno dieci minuti nel liquore. Mondate e affettate le mele, a fettine sottili, trasferendole in una ciotola e versandovi sopra il succo del limone, questo eviterà di far annerire la frutta, girate con cura e aggiungete lo zucchero. Trasferite il burro a tocchetti in una padella antiaderente, sul fuoco a fiamma moderata per farlo sciogliere. Versate il pangrattato in padella e tostatelo con il burro. Terminate il ripieno aggiungendo alle mele sia i pinoli che l’uva sultanina scolata dal rum.
Adesso bisognerà procedere con la parte complicata della preparazione, la tiratura della sfoglia: distendete sul piano di lavoro una tovaglia, infarinate la superficie della tovaglia e recuperate la pallina di impasto. Iniziate a stendere l’impasto sulla tovaglia infarinata aiutandovi solo con le mani e meglio con i dorsi. Se necessario, onde evitare di rompere la sfoglia, ungete di olio sia le mani che la pasta. Dovrà risultare sottilissima, quasi trasparente, alla fine di questa operazione.


Sull’impasto così ben disteso (che di regola andrà ritagliato dai bordi rimasti più spessi nell’operazione di tiratura) adesso iniziate a trasferire la farcitura. Cominciate con il pangrattato tostato, che ha in compito di assorbire l’umidità in eccesso, poi con il ripieno e infine spolverizzate con la cannella in polvere. Aiutandovi con i lembi della tovaglia, iniziate ad arrotolare la sfoglia su se stessa. Trasferite lo strudel sulla placca da forno imburrata, o foderata di carta da forno, e cuocete in forno già caldo a 180°C per 50 minuti circa (fino a perfetta doratura dell’involucro esterno). Prima di servire, ottimo da tiepido, potete completare con una spolverata di zucchero a velo.

...questa ricetta ha partecipato ad un contest per saperne di più clicca QUI

lunedì 26 settembre 2011

Occhi di bue: biscotti in bicromia di gusto


Mia nonna, il ricordo di lei e di quando trovavo casa sua fragrante di biscotti. Questo ho pensato qualche tempo fa (perché in questo spazio i miei momenti vengono differiti seguendo gli impegni), nel desiderio di mettere a tavola una colazione domenicale, curata, sentita, lenta. Perché almeno la domenica bisogna recuperare il tempo, nello scorrere calmo delle ore serene.

Di recente mi è capitato di ascoltare alla radio, per voce di Dr. Feelgood – dato che solo lui al mattino ascolto e Virgin è sulla mia frequenza preferita – l’incredulità di una scena: la famigliola amorevole, stucchevole quasi, raccolta intorno al focolare domestico per far colazione. Questa visione definita forse un po’ troppo finta e forse solo da relegare agli spot televisivi.

Ebbene, mi ribello al pensiero perché alla fine la serenità, la tranquillità e solo in parte la felicità – tenuta da parte la buona fetta destinata al caso – sono tutte costruzioni date dalle nostre azioni, a mio parere. Se voglio una casa serena, devo lavorare per esserlo io; se voglio una colazione da spot – sentendola vera e molto mia – devo lavorare perché le sane abitudini non smettano di albergare in casa (intesa come famiglia, la home e non la house).


Così, sono certa che fin quando la volontà sarà salda riusciremo sempre a ritagliarci un momento solo per noi, PaNa family, nella casetta al marzapane o fuori, nel desiderio di fermare lo scorrere incessante degli appuntamenti, davanti una colazione domenicale che sia curata, elegantemente apparecchiata e dolce da far venire le carie… a noi dolce piace!

Buon inizio settimana a tutti.

Nota: biscotti realizzabili con una semplice frolla, da me rivisitati secondo l’impasto di casa mia. Un impasto classico, per il gusto siciliano, in cui il burro è sostituito dallo strutto e una parte di “umidità” è data dal latte. Impasto, ancora, che risiede nella mia memoria come racconto all’inizio di questo scritto, perché arriva dalle mani di mia nonna. Usato per i classici pupi con l’uovo, per i meno soliti ravioli e per i tradizionalissimi buccellati.


Nella borsa della spesa:
500 g di Farina 00
150 g di Strutto
150 g di Zucchero
½ bustina di Lievito
½ Limone, la scorza grattugiata
120 g (circa) di Latte intero

Per decorare:
Zucchero a velo

Per farcire:
Nutella
Fiordifrutta alle arance amare (o secondo il vostro gusto)


Vi racconto il “come fare”:
Disponete la farina a fontana e miscelatela con lo zucchero, la scorza di limone grattugiata, il lievito. Aggiungete lo strutto a pezzetti e iniziate ad amalgamare questo con la farina fino a creare la classica sabbiatura che si ottiene quando si prepara la pasta frolla: le polveri miscelate allo strutto si presenteranno con la consistenza di sabbia bagnata. A questo punto continuate ad impastare con l’aggiunta del latte tiepido, procedete gradatamente fino ad ottenere un impasto omogeneo. Più si lavora, più lo strutto tenderà a rilasciare l’unto rovinando l’impasto per cui, così come la pasta frolla, la lavorazione deve essere veloce. Non è necessario, ma se avete tempo per far riposare al fresco l’impasto sarà più facilmente lavorabile. Preriscaldate il forno a 180°C e intanto stendete la pasta con il mattarello fino ad ottenere uno spessore di 1 cm. Ritagliate dalla pasta stesa dei dischetti con un coppapasta (o se non ne possedete uno, con un bicchiere). Procedete a ritagliare i dischetti fino ad esaurimento dell’impasto. Poi su una metà dei dischi, praticate in centro un forellino più piccolo. Disponete i biscotti su una placca da forno unta o ricoperta da carta da forno, e cuocete in forno caldo per circa 20 minuti, fin quando risulteranno dorati.
Attendete che si raffreddino, poi condite la parte intera (il disco pieno) dei biscotti con marmellata (nel mio caso, fiordifrutta della Rigoni di Asiago) o nutella. Decorate la parte forata (il disco con il secondo buco in centro) con dello zucchero a velo e usate questa metà per “chiudere” l’occhio di bue. Conservato in una latta ben chiusa, mantengono la fragranza per diversi giorni.

giovedì 15 settembre 2011

La pasta con le "pezze": i tenerumi


Su Scelte di Gusto esiste una sezione dedicata alle tipicità, così una pasta che abbiamo gustano i giorni scorsi in casa marzapane mi è subito saltata all’occhio come possibile piatto tipico da raccontare: a pasta cu i tinnirumi, una verdura che difficilmente cresce oltre i confini della Sicilia, ma che si lascia amare per dolcezza e leggerezza.


Questo ed altro ho raccontato il quel “pezzo” che odora così tanto della mia terra di Sicilia da farmi gioire d’orgoglio.
Ma vi ho già parlato dei tenerumi in almeno due occasioni, in zuppa o riso, perché è una delle verdure che più amo e che con il suo gusto dolce mi racconta il calore africano che vivo sulla pelle già con l’avvicinarsi di giugno… e non che adesso, in settembre, di caldo ve ne sia di meno.


Parlo raramente, anche nel "reale", di questa cosa meravigliosa che mi è capitata, essere “assunta” in una redazione di giornale… forse è stato il mio sogno da che ne ho ricordo, amo scrivere e non ne ho fatto mai mistero, ed oggi mi rendo conto che dopo più di centomila visite in pochi mesi, non solo per me questa testata giornalistica è una viva realtà!
Grazie Capo, per l’opportunità che mi hai offerto, per il tuo modo di essere, per le scelte di cuore che fai, per la spontaneità e la genuinità con la quale affronti questa avventura e con la quale lasci vivere ad una tua collaboratrice entusiasta, la stesura “libera” e vera dei contenuti. Perché scrivere articoli è espressione di sé, per me, è voler dire di più, è voler essere interpreti di un pensiero… presentando sul proscenio dell’attenzione, parole nuove!


Ho utilizzato gli Scialatielli Integrali de La Fabbrica della pasta Gragnano, mentre i pomodori sono quelli del Piennolo del Vesuvio di Casa Barone. Ringrazio entrambi questi sponsor per l’ottima qualità dei prodotti che mi hanno omaggiato e ringrazio Le creuset per le bellissime casseruoline che ho utilizzato per portare in tavola la mia pasta con le pezze. Per la ricetta di questa delizia, vi rimando al giornale: la pasta con i tenerumi

giovedì 1 settembre 2011

Gelato alla banana (con gelatiera)


Vi ho già raccontato della mia passione per la raccolta punti e delle belle sorprese che di tanto in tanto mi porto a casa, ebbene altre schede si sono aggiunte alla collezione delle raccolte mentre le passioni impazzano e da un po’ m’è presa la mania del trucco super accessoriato. Inutile dire che la scheda (promettente sconti) di una nota profumeria adesso campeggia sulle altre e che tra nail art e smokey eyes sto impazzendo di curiosità.



Esco di casa, naturalmente non al mattino per recarmi a lavoro, non ne avrei il tempo, la sera e con il mio buongustaio, riccamente variopinta in volto. Tinte pastello, nuovi rossetti, una collezione di smalti e pennelli da professionista tengono occupata la mia me più vanesia e frivola e… devo dire che mi diverto un mondo.


Seguo su youtube lezioni in video, leggo blog tematici, mi documento, sperimento, prendo spunto dal mio pennuto, mi coloro come una vera ed esperta sioux, insomma… ho rinnovato il mio look serale e scanzonato, quello che mi accompagna nei momenti di relax.
Il buongustaio sembra gradire, pur ribadendo che il non esagerare deve regnare sui miei balocchi da maquillage. Devo dire che è bello ricredersi e cambiare idea, io che ho sempre pensato che l’estetica conta poco, che la testa è tutto, che le parole coprono i difetti d’espressione, che siamo così belle acqua e sapone! Però, fermo restando che continuo a pensarla così, mi gusto (offrendovene un po’) il mio gelato alla banana (gusto nuovo, per variare la monotonia) rallegrandomi per questo nuovo interesse. Di tanto in tanto è bello vestire anima, corpo, mente e volto, a festa… e ad ogni elemento il suo orpello.


p.s. questa bella porzione di gelato che vedete in foto, è stata la ricca colazione del buongustaio… è stato capace di papparselo tutto!

Nella borsa della spesa:
2 Banane mature (circa 250 g)
100 g di Zucchero
150 g di Panna
300 g di Latte intero

Per decorare:
Top Fabbri al cioccolato

Per presentare:
Piatto ovale, ceramiche Colì

Vi racconto il “come fare”:
Sbucciate e spezzettate le banane. Pestatele con i rebbi di una forchetta, fino ad ottenere una crema. Aggiungete lo zucchero, battendo energicamente con la forchetta per amalgamare il tutto. Con una frusta, iniziate a impastare, aggiungendo poco per volta la panna e il latte, fino ad ottenere un composto morbido e spumoso. Usate gli ingredienti preferibilmente a temperatura di 4 o 6°C, ovvero da frigorifero, così da agevolare il funzionamento della gelatiera. Versate il composto nel vano della gelatiera e azionate il vostro apparecchio. La mia gelatiera necessita di prerefrigerazione del cestello a -18°C per 14 ore circa e 25 minuti in funzionamento per questo tipo di gelato.

...questa ricetta ha partecipato ad un contest per saperne di più clicca QUI

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