Ultime dalla casetta al Marzapane

lunedì 14 febbraio 2011

Le vie del gusto: Il mandorlo in fiore e la “dolce” clausura


Una giornata particolare, per molti cuori innamorati, quella di oggi nella ricorrenza di un Santo martire al quale si affidano problemi di cuore. Valentino, che forse mai fu innamorato ricambiato, innamora coppie alla sua festa che promette rose e fiori. Ma se son rose fioriranno e tutto l’anno!
Niente cuori sul mio blog, non oggi nel mio tentativo di donare un messaggio in controcorrente: l’amore non segue mode e tendenze, non si piega al consumistico sentir necessità di regalare fiore, ma sboccia ogni dì più forte del precedente se curato, rispettato, nutrito d’armonia, ardore e sincera dedizione. Amatevi semplicemente… costantemente!
Oggi a casa mia non si festeggia un Valentino, ma un bel mattino di nuova vita coniugale. Ieri? Percorrendo insieme il cammino ci siamo ritrovati ancora per “le vie del gusto”: Il mandorlo in fiore a far da contorno e le Suore Benedettine fuori da una grata ingrata ci hanno concesso, pagando il lauto compenso, di gustar dolcetti e tradizione.


Ad Agrigento ogni anno, da 66 per l’esattezza, si festeggia l’avvento dell’anticipata primavera con la sagra del mandorlo in fiore. In effetti i fiori adornavano rami stracolmi ed il sole del mattino ci baciava raccontando bella stagione. Una piacevole esperienza per molti versi, per altri è stata un’avventura.



Quindi nasce spontaneo indurvi a dei consigli per l’uso, destinati a tutti coloro i quali il prossimo venturo avranno la fortuna di ripercorrere questa via: già dalle 10 del mattino le vie d’accesso alla città si trasformano in budelli assimilabili ad una bolgia dantesca e infernale, mi vien da pensare a quella popolosa dei golosi, per cui vi invito ad arrivare presto, mattutini e con grande voglia di scarpinare in salita per oltre un kilometro. Questo abbiamo fatto, perché l’auto si abbandona prima di impelagarsi in un traffico senza ritorno. Giunti alla sommità, in cima la città, potrete godere di una sfilata senza pari. Il folklore di gruppi preparati, festanti e festaioli provenienti da tutto il mondo induce alla danza, allo schiamazzare allegri saluti, alla voglia di fotografare che rompe le righe di una folla non in riga. L’evento merita attenzione, ma gli amanti della manifestazione meritano maggiore organizzazione.

La città sembrava smarrita sotto lo scalpiccio dei presenti, mandrie imbizzarrite senza transenne a far da spartiacque, non pronta ad accogliere l’entusiasmo che da decenni si rinnova attonito e sgomento per la mala organizzazione. Questo però non vi spaventi, sappiate che armandosi di tanta pazienza e voglia di sgomitare assisterete ad uno spettacolo emozionante. Una valle mozzafiato, un tuffo nel passato.
Una gita che si rispetti ripiega sempre e immancabilmente verso il gusto, almeno in casa marzapane e così, lasciata la via, ci avviamo verso un paesino poco distante: Palma di Montechiaro, città del Gattopardo!

Il monastero delle benedettine fu il primo edificio della città, risalente alla prima metà del 1600, donato dal primo Duca Tomasi alle figlie che decisero di farsi suore.
Lo stesso Duca rinuncia ai benefici del titolo decidendo di vivere da eremita, ottenendo lo scioglimento del matrimonio dalla moglie che insieme alle figlie danno vita al primo ceppo di monache benedetti che ad oggi popolano ancora il monastero.
Sono rimaste in nove, ci raccontava una Suora con sguardo triste e un po’ smarrito, due ultraottantenni, una quasi centenaria e le giovani… ultrasettantenni. La Sorella narra la sua storia e un nodo sembra cingerle il petto quando, con triste rassegnazione, ci confida il suo auspicio: “ora la vita è meno dura, quando mi feci suora di clausura non era concesso nemmeno far visita ai genitori sul letto di morte. È tutto cambiato, ho la patente, posso accompagnare le sorelle dal medico quando necessario, eppure… nessuna più sembra sentir la vocazione. Ma il Signore è grande e non permetterà che tutto finisca”.

Questa la testimonianza che ho raccolto, anacronistica, triste speranza che in un modo tanto votato alla condivisione (basti pensare ai molteplici blog che ogni giorno fioriscono narrando la necessità del raccontare) ci sia ancora chi ha voglia di rinunciare a tutto, tutto… per vivere di dolcetti e preghiere!
Le suore benedettine, timide e un po’ schive, donano la loro arte, vendono dolcetti in pasta di mandorle facendoli arrivare alle nostre mani protese attraverso delle grate e una “ruota”, la stessa che tanti neonati ha ospitato nel loro essere abbandonati al destino di orfani rifiutati: un giro nuovo, nessun vagito, il gusto della dolcezza che rinnova antica amarezza.
Questa la via del gusto percorsa ieri.

14 commenti:

  1. bello questo post, che tenerezza il racconto sulle suore!!!
    Condivido le tue osservazioni circa l'organizzazione del mandorlo in fiore agrigentino,io sono andata lo scorso anno e ho vissuto la tua stessa situazione di disagio!!
    Buona giornata

    RispondiElimina
  2. ciao carissima, felice giornata, baci!!

    RispondiElimina
  3. che bel post mia carissima Tì! come sempre affascina la tua scrittura e le foto sono bellissime! almeno c'era il sole ieri e avete vissuto una giornata diversa :-) un abbraccio festoso e mandorloso e un bacetto palmoso :X

    RispondiElimina
  4. Ho sempre avuto il desiderio di visitare Agrigento ma più in giù di Selinunte non ci sono andata.. spero nel prossimo viaggio! Bellissimo reportage grazie! Buon inizio settimana

    RispondiElimina
  5. Ciao! Sono passata a sbirciare il tuo blog.
    E' molto carino, complimenti!
    Ci "vedremo" spesso! Un bacio

    RispondiElimina
  6. ciao Tiziana una manifestazione davvero bellissima!!! Molto belle le foto

    RispondiElimina
  7. davvero un bel post.... e hanno ragione queste suore, che la comodità e la vita facile ci hanno fatto dimenticare di cercare? non solo la fede ma tanto tanto altro, l'educazione.. il rispetto perso gli anziani, gli ammalati, gli stranieri... abbiamo tutto ma quanto siamo poveri? che belle immagini di folklore ci hai regalato :-) ciao

    RispondiElimina
  8. quanto mi piacerebbe andare,ma ogni anno poi non cedo una volta perche' son piccolini,una volta perche' stanno influenzati..quindi ti ringrazio per aver fatto questo post,non e' la stessa cosa ma idealmente ho fatto un salto anche io nelle vie del gusto...bacioni

    RispondiElimina
  9. Che meraviglia la tua regione e
    ..voi ! l'ultima foto mi commuove :) ciao

    RispondiElimina
  10. Che bella la festa dei mandorli in fiore!!!!!

    RispondiElimina
  11. Bello il tuo racconto, e la tua gita porta alcune riflessioni: per tanto tempo non ho capito il senso di una vita che rinunciasse a tutto. Oggi, dopo un po' di lavoro e di percorsi, ho capito: le preghiere "elevano" anche chi non prega, e servono al mondo.
    E anch'io trovo commovente l'ultima foto..

    RispondiElimina
  12. Che meraviglia Tiziana, immagino la bontà dei dolcetti.
    Io che di dolci ne faccio parecchi penso che quelli siciliani siano i più buoni del mondo, faccio un'eccezione e affianco la sacher che per me è una meraviflia, ma assolutamente a parimerito con le cassate e i cannoli :D
    Un bacione
    PS: a casa non ho nemmeno un ricettario vecchio! nessuno cucinava, pensa che io sono la prima :D.....
    Chiederò a qualche amica

    RispondiElimina
  13. Che bella la festa dei mandorli in fiore, grazie per questo bellissimo post. Buona settimana Daniela.

    RispondiElimina
  14. Bellissimo post con belle foto, al mandorlo in fiore ci sono stato parecchie volte è troppo bello esserci...ciao.

    RispondiElimina

Le tue parole al marzapane sono come una tavolozza di colori, utili per colorare il mondo insieme, pronte a dare vita a nuovi spunti... e sono gradite, sempre!

Gli amici